Anticamente la popolazione era costituita da agricoltori e pescatori, mentre in tempi più recenti si sviluppò un'altra attività legata al fiume, quella dei cavatori di sabbia e ghiaia . Con enormi barconi, spinti faticosamente a remi, solcavano le acque del Po dal cui fondale estraevano sabbie e ghiaie con rudimentali setacci. Numerosi erano anche gli allevatori di bachi da seta: in primavera compravano le uova, il cosiddetto seme, e lo ponevano presso una fonte di calore, generalmente il camino, luogo adatto per l'incubazione; quando nascevano, le piccole larve venivano poste sul "graiè", artigianali telai costruiti con cannette e cosparsi di foglie di gelso. Al termine della vita larvale, verso giugno, i bozzoli o gallette tessuti di fili di seta erano venduti alle vicine filande. Questa produzione fu notevolmente incrementata durante il ventennio fascista con premi in denaro e diplomi, rilasciati dall' Ispettorato provinciale dell' agricoltura di Pavia, alle "massaie rurali".
Il riso era ed è ancora una delle maggiori produzioni agricole della zona e per poter sbarcare il lunario tantissime donne si recavano a lavorare come mondine nei paesi vicini e lontani. Alcune portavano con loro la numerosa prole che lasciavano, durante le ore di lavoro, presso i cascinali o le aie in compagnia di qualche nonna, troppo vecchia ormai per fare la mondina.
All'inizio del novecento si sviluppò l'artigianato, in particolare il mestiere degli zoccolari, che, con carri trainati da cavalli, percorrevano numerosi chilometri per portare e vendere i loro prodotti sui mercati delle grandi città. A questo periodo risale, probabilmente, l'inizio della tradizione dei cuochi, tuttora vanto dei paese. Una forte percentuale della popolazione attiva aveva intrapreso questa attività affermandosi, non solo nell'ambito nazionale, ma anche all'estero, al servizio di illustri personaggi e pubblicando anche libri di gastronomia. Ai nostri giorni, con l'avvento della meccanizzazione e lo spostamento delle attività lavorative al terziario ed all'industria, le vecchie professioni, le grandi aziende agricole con decine di dipendenti sono state sostituite sia da quelle a grandezza familiare che da quelle moderne con al massimo un dipendente. Tutto questo ha determinato in tutto il nord Italia, la fine dei cosidetti "San Martino" ovvero intere famiglie di braccianti, lavoranti, operai agricoli, addetti all'allevamento e alle stalle (famigli) che ogni anno\due facevano trasloco, da una Cascina all'altra per trovare nuovo lavoro,approfittando "dell'estate di San Martino". 
Nel linguaggio popolare\dialettale "fà San Marten", per estensione,  ha preso il significato   di "fare trasloco" in generale.

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